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Realizziamo la prima patch
Ora che abbiamo installato Max/MSP e abbiamo dato un rapido sguardo ai suoi elementi fondamentali possiamo creare una prima patch, il nostro primo piccolo programma funzionante.
Prima di tutto configuriamo le opzioni MIDI di Max. Selezionate MIDI Setup dal menù File, vi apparirà una finestra simile a questa (figura 4):

Qui dovremmo vedere tutte le apparecchiature MIDI che abbiamo collegato al computer oltre a eventali strumenti virtuali, come ad esempio “AU DLS Synth 1”, un sintetizzatore DLS (Downloadable Soundfont) interno al sistema operativo (in questo caso Mac OSX, ma c’è anche in Windows): potete usare questo al posto di uno strumento MIDI esterno. Perché Max possa “vedere” uno strumento MIDI è necessario che il box segnato come “On” sia selezionato: il programma potrà così ricevere ed inviare i dati allo strumento. Ci sono diversi oggetti Max che trattano i dati MIDI e si riferiscono ai vari strumenti tramite il nome (che si trova nelle colonne Input Device e Output Device) o tramite una lettera di abbreviazione (colonna Abbrev). Nei nostri esempi useremo sempre l’abbreviazione “a” per gli oggetti MIDI; date quindi agli strumenti che userete per l’input e l’output MIDI l’abbreviazione “a”: ad esempio nella figura vediamo che all’abbreviazione “a” corrisponde lo strumento SY77 (una tastiera) per i dati che vengono inviati a Max (Input Device) e il sintetizzatore virtuale “AU DLS Synth 1” per i dati che vengono generati da Max (Output Device).
Apriamo una nuova finestra (o Patcher Window) in Max, tramite Command-n in Mac o Control-n in Windows. Esistono due modalità operative quando lavoriamo con una Patcher Window di Max: modalità edit e modalità performance. Quando siamo nella modalità edit possiamo assemblare la nostra patch, connettendo tra loro le varie “scatolette”; quando siamo nella modalità performance possiamo eseguire la patch, ovvero farla suonare o farle compiere le elaborazioni che abbiamo programmato. Per passare da una modalità all’altra si usa Command-e in Mac o Control-e in Windows, e la modalità edit si riconosce dalla presenza della palette (la fila di piccole icone che si trova nella parte alta della Patcher Window) da cui adesso selezioneremo l’oggetto grafico kslider, che rappresenta una tastiera musicale (figura 5).

Se non vedete l’icona dell’oggetto kslider nella palette perché la finestra è troppo stretta potete fare clic sul triangolo nero a destra della palette, apparirà un menù che contiene tutte le icone che non entrano nello spazio della finestra. Ora selezioniamo un number box (sesta icona della palette) e lo colleghiamo all’outlet di sinistra della tastiera, tramite un patch cord, una linea -che rappresenta un cavo di collegamento- che appare trascinando il mouse dall’outlet di kslider all’inlet del number box (se non vi ricordate cosa sono gli inlet e gli outlet rileggetevi attentamente il paragrafo precedente).
Usciamo dalla modalità edit, usando Command-e in Mac o Control-e in Windows, e facciamo clic sui tasti della tastiera kslider: vediamo che i tasti cambiano colore, e che il number box cambia numero a seconda del tasto in cui ci spostiamo. Questo significa che kslider comunica al number box la nota che in quel momento stiamo selezionando con il mouse, e il numero che vediamo corrisponde al numero di nota MIDI.
Già , ma se volessi vedere il nome della nota invece del suo valore MIDI? Naturalmente so quale nota sto selezionando (se conosco i nomi delle note di una tastiera…), ed è interessante scoprire che al primo DO a sinistra corrisponde il numero di nota MIDI 36, e all’ultimo SI a destra il numero 83, ma esiste un oggetto che mi mostri il nome della nota invece di un numero?
Certo che esiste, ed è sempre il number box, ma in una differente modalità .
Rientriamo quindi in modalità edit (tramite Command-e in Mac o Control-e in Windows) selezioniamo quindi un altro number box e trasciniamolo sotto il precedente, poi colleghiamoli con una patch cord. Ora selezioniamo il number box inferiore e digitiamo in Mac: Command-i, in Windows: Control-i e apparirà questa finestra (figura 6):

Questo è l’inspector del number box, dove è possibile impostare le diverse caratteristiche dell’oggetto che abbiamo selezionato. Per la cronaca, molti oggetti hanno un inspector, ne analizzeremo alcuni nel corso di questi tutorial.
Tornando al number inspector osserviamo la voce Display Style, nella metà bassa della finestra. Alla destra della voce c’è un menù pop-up con cui possiamo scegliere, appunto, il tipo di display da assegnare al number box. Facendo clic sul menù vediamo diverse voci, selezioniamo MIDI Note Names e chiudiamo la finestra. Usciamo dalla modalità edit della Patcher Window e proviamo a trascinare il mouse sopra kslider: nel number box superiore vedremo i soliti numeri, e in quello inferiore vedremo il nome della nota (in inglese, ovvero una delle prime sette lettere dell’alfabeto) più un numero che si riferisce all’ottava (l’ottava centrale è la numero 3, quindi C3 corrisponde al Do centrale, C2 corrisponde al Do sotto l’ottava centrale e così via: vedi figura 7).

Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, questa è la corrispondenza tra i nomi italiani e quelli inglesi:
Do - C
Re - D
Mi - E
Fa - F
Sol - G
La - A
Si - B
L’oggetto kslider ha anche un outlet a destra, che corrisponde all’intensità della nota, che in terminologia MIDI è chiamata velocity, in riferimento alla velocità con cui si abbassa il tasto di una tastiera musicale (ovviamente più il tasto è abbassato velocemente più la nota suonerà forte). Questa velocity può assumere valori che vanno da 0 a 127 (peraltro anche le note MIDI hanno un valore numerico che va da 0 a 127): se colleghiamo un number box all’outlet di destra (ormai sappiamo come fare) e “suoniamo” qualche nota, vedremo diversi numeri che corrispondono alla velocity. L’oggetto kslider emette una nota tanto più forte (ovvero un numero tanto più alto) quanto più in alto viene cliccato il tasto corrispondente: verificate!
Naturalmente l’oggetto kslider è solo uno dei molti oggetti in grado di emettere note MIDI, e certamente non è il piì pratico se si vuole eseguire un assolo in un concerto! Vedremo in seguito che Max ha a disposizione tutte le funzioni necessarie per il controllo in tempo reale di strumenti elettronici, effetti, e qualunque altra macchina in grado di comprendere il protocollo MIDI. Salvate la patch che avete realizzato e passate al prossimo paragrafo.
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