Io ho dato un'occhiata e ho dato anche (lo credo bene!) una "auscultata".....ebbene sì e mi chiedo: e in queste roccaforti di università americane da dove si parte e dove si vuole andare? non è per caso che sotto sotto si agiti ancora un certo spirito "radicale" di cui si conoscono bene croci e delizie? Cos'è, è ricerca, è arte, è un gioco? (allora serebbe un gioco un po' costoso visto che vi vengono impiegati ingenti capitali a fondo perduto) E se è ricerca (e parlo di ricerca Scientifica e non pseudo-scientifica), a cosa porta? (visto che la ricerca, fino a prova contraria, dovrebbe portare da qualche parte

)Porta a qualche nuovo e organico modo di organizzare la sintesi del suono, a qualche scoperta che permetta di penetrare più a fondo nella struttura dei segnali audio, utilizzabile in futuro concretamente in progetti di carattere artistico? Se è arte, che valore può avere visto che in 25 minuti di pezzo ho ascoltato, diciamo, un paio di suoni "carini" anche se piuttosto datati a confronto delle potenzialità dei synth di ultima generazione (sinceramente mi sembrava di essere tornato ai tempi di Shaeffer), ma privi di qualsiasi seppur minima struttura semantica coscientemente organizzata? Se è un gioco, è giusto che in istituzioni così prestigiose come le università americane che in altri campi si distinguono formando le elites giuridiche, imprenditoriali e scientifiche, in musica si perda tempo giocando?
Vi prego non prendete le mie apprensive interrogazioni come provocazioni polemiche (anche se un po' di sano e costruttivo dibattito può a volte essere salutare

).
Al contrario sono autentiche e preoccupate domande che mi sorgono spontanee vedendo l'ingente dose di lavoro sottostante a questo tipo di progetti, che ovviamente mi porta a confrontare il peso della realizzazione (forse un intero percorso di dottorato....non saprei sinceramente) con il peso del risultato e, ahimè, devo dire che di fronte ai miei occhi la bilancia non pende certo dalla parte di quest'ultimo (la sensazione è un po' quella che ti si voglia vendere una Hyundai al prezzo di una Mercedes).....se volete, convincetemi del contrario!
Dopo tutto devo dire che ho l'impressione che nel campo della ricerca tecnologica musicale ci sia una vera e propria stagnazione mefitica che coinvolge università americane e non, non chiedetami il motivo, è una sensazione che fiuto nell'aria, girando sui vari siti, consultando wiki woki waki(

) etc.
Ma è possibile che da queste benemerite università non sia ancora saltato fuori qualche nuovo e organico modo di sintetizzare il suono che vada oltre le varie waveshaping e FM? Sinceramente ai miei occhi (certamente, devo ammetterlo,non tra i più informati) uno dei pochi tentativi di innovare la sintesi del suono è il lavoro sulle reti neurali fatto dalla Prosoniq e dalla Hartmann con il Neuron. Mi sembra affasinante l'utilizzo delle reti neurali per trovare dei "pattern" nei segnali che permettano di "capire" il suono.....c'è qualcuno che sta portando avanti il discorso? Visto che con Prosoniq morph si riescono ad ottenere dei morphing veremente "sconcertanti" (per es si riesce a trasformare SOLAMENTE il suono di un flauto in un oboe all'interno di un tutti d'orchestra, il che mi sembra notevole, vuol dire che il programma riesce a riconoscere il particolare differente in due segnali molto complessi....).
Comunque quello che desidero è solo riacquistare un po' di fiducia nei centri di ricerca, e sono ben lieto di scoprire che è solo mia ignoranza se non conosco gli ambiziosi progetti di ricerca che si stanno sviluppando in qualche non precisata università. Dopo tutto ritengo che la ricerca debba essere indipendente nella maniera più totale da qualsiasi tendenza estetica o "artistico-ideologica" ma solo fornire agli artisti gli strumenti sofisticati con cui, loro sì, potranno definire la loro estetica e la loro filosofia musicale. Quindi alla fine poco male se non mi è piaciuto il pezzo fatto alla Columbia, non è questo il punto, quello che vorrei capire invece è se un tipo di ricerca come quella fatta da questo "columbiano" possa avere una qualche valenza oggettivamente utile al progresso dei mezzi espressivi, o se invece rappresenta solo una dilettazione dal sapore squisitamente "privato", ben distante allora (a mio modo di vedere) dagli scopi a cui dovrebbe tendere una ricerca sanamente intesa.