aledl
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« il: Luglio 28, 2007, 15:56:03 » |
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La prospettiva di lavorare con la cosiddetta "sintesi digitale diretta", aperta dall'uso del computer, mi porta necessariamente al problema dell'elaborazione di filtri...sono però spaventato dalla materia...navigando su internet non si trovano altro che equazioni differenziali complesse, integrali, una materia alla quale sono purtroppo totalmente estraneo...vorrei cercare di definire qualche punto fondamentale del discorso, vi ringrazio per la pazienza...
1) appena accostato alla musica elettronica, credevo che i filtri fossero semplicemente lowpass, highpass, banpass, bandreject...il che è piuttosto intuitivo...approfondendo il discorso ho scoperto che praticamente ci sono una infinità di algoritmi diversi, ovvero (mi pare) una infinità di possibili lowpass etc. CHE INTERESSA HA QUESTO PER IL MUSICISTA?!...mi spiego meglio, il design di un filtro rappresenta un fattore eminentemente tecnico, cioè mirato al RENDIMENTO MIGLIORE di un determinato algoritmo, oppure una vera e propria risorsa artistica? voglio dire, studiare un nuovo lowpass è un tentativo TECNICO di creare un algoritmo più efficente (come studiare un nuovo tipo motore per un'automobile, il cui scopo è però unicamente lo stesso), oppure è la volontà di creare una DETERMINATA PARTICOLARITA' di suono? se lo scopo di un lowpass è SOLAMENTE di tagliare le frequenze più acute, a questo punto si può dire che è importante utilizzare l'implementazione più di qualità di un lowpass...un musicista (per ottenere un risultato di qualità) dovrebbe scegliere un lowpass "di qualià", come un architetto che vuole costruire un edificio di lusso scieglierà materiali pregiati... forse a questo punto è inutile che il musicista si occupi dell' implementazione del filtro, può delegare il compito al tecnico e poi scegliere l'implementazione più efficace. Ma è davvero così? vedendo la pletora di algoritmi possibili, mi viene il dubbio che acquisire la capacità di disegnare un lowpass possa permettere al musicista di spaziare tra varie tipologie di suono, nonchè sperimentare diverse e inusuali configurazioni...è anche un problema di estetica, voglio dire...NON E' SEMPRE DETTO CHE UNA IMPLEMENTAZIONE EFFICACE SIA LA MIGLIORE...potrebbe darsi che una implementazione "sbilenca" o "squilibrata" IN DETERMINATI CASI possa fornire un risultato pertinene...ed effettivamente (per esempio in REAKTOR) si capisce che vari tipi di filtro presentano vari tipi di "flavour" come si suol dire...il suono che ne esce presenta caratteri sottilmente diversi...MI CHIEDO, fino a che punto giocare con gli algoritmi di un filtro rappresenta un terreno fertile artisticamente e non un mero interesse tecnico? (ovvero: raggiungere il massimo dell'efficacia per ottenere lo stesso scopo?), e FINO A CHE PUNTO UN MUSICISTA e non un tecnico può lavorare in questo senso?
2) rispondendo alla prima domanda si presentano altri problemi...E' NECESSARIO CHE UN MUSICISTA AFFRONTI IL DISCORSO DEI FILTRI IN SENSO STRETTAMENTE MATEMATICO? sempre navigando in internet ho sempre trovato spiegazioni teoriche, ma pochissime implementazioni pratiche...cioè non ho mai trovato la traduzione in termini "sonori"...se non erro un qualsiasi filtro non è che una rete di delay con e senza feedback...perchè allora nessuno affronta il discorso da questo punto di vista, cioè con diagrammi di flusso che chiariscano come IN CONCRETO si possono realizzare filtri diversi fra loro? è forse impossibile? non è possibile un approccio più EMPIRICO, senza tutte le implicazioni teoriche? e se sì, l'approccio empirico che efficacia può avere in termini di ricerca "estetica"?
3) altro problema...ho sempre trovato definizioni dei filtri "nel dominio del tempo"...ma i recenti sviluppi delle tecniche digitali (convoluzione, fft), non rendono OBSOLETO questo approccio? Voglio dire, tramite la convoluzione e l'fft non è possibile disegnare (nel dominio delle frequenze, quindi in modo assolutamente intuitivo) la curva di risposta di qualsiasi filtro, definita in termini di frequency-magnitude? A questo punto non resterebbe per il musicista che sbizzarrirsi ne definire svariate curve e per poi fare una "convoluzione" con il segnale...(resta un dubbio, andrebbe definita anche una risposta in termini di fase, mi sembra importante, ciò è possibile?). Quanto è pratico il metodo appena descritto e soprattutto, può rimpiazzare in modo totale l'implementazione "nel dominio del tempo"?
Da musicista, sono spaventato nall'affrontare il discorso dei filtri dal punto di vista strettamente matematico...però mi accorgo sempre più che l'"anima" della musica elettronica è proprio tutto quanto coinvolge il "time shift", ovvero delays, feedback network, risuonatori, waveguides, e quindi filtri...tutte cose (se non erro) in stretta relazione tra loro, e che danno veramente "l'anima" al suono...la possibilità di poterle "dominare" a quindi piegare alle diverse esigenze artistiche mi affascina enormemente...
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